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Normativa:

 

Modulistica:

 

Candidature:

  • Liste Commissione Albo Infermieri - Liste Commissione Albo Infermieri Pediatrici 
  • Accettazione Liste
  • Candidature singole
  • Accettazione candidature singole
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Distribuzione cariche Commissione d'Albo Infermieri e Commissione d'Albo Infermieri Pediatrici

 

 

 

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Care/i Colleghe/i,
 
L'OPI di Torino, come da mandato istituzionale, è impegnato nel supporto e tutela sia dei Colleghi che svolgono la libera professione, sia del cittadino che riceve l’assistenza.
Proprio in quest’ottica abbiamo deciso di dedicare uno spazio sul nostro sito agli Iscritti che esercitano la libera professione.
L’iniziativa non ha scopo pubblicitario ma intende essere uno strumento di trasparenza e opportunità.
Sicuri che tutto ciò sarà a Te gradito, chiediamo di prendere visione del modulo che trovi in allegato e di farcelo pervenire compilato, qualora l’iniziativa sia di Tuo interesse, all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
 
Nella stessa sezione trovi  il Vademecum della Libera Professione Infermieristica, uno strumento utile per sostenere e promuovere un’assistenza libero professionale che si richiami ad un quadro giuridico e deontologico chiaro e condiviso.









Documenti scaricabili per la richiesta di NULLA OSTA PUBBLICITA’ SANITARIA:





 





 

 

 

 

In vigore dal 30 Agosto 2016 il Decreto sui valori minimi di cui l’organo giurisdizionale deve tenere conto nel caso di contenziosi, dal momento che, in assenza di tariffari, il compenso per le prestazioni professionali è pattuito al momento del conferimento dell’incarico dopo l’abolizione dei tariffarii.

Decreto 20luglio 2016 n. 20165.docx

Allegato deecreto 20luglio 2016 

Riferimenti legislativi della Libera professione

FNOPI:
LINEE GUIDA COMPORTAMENTALI PER L’ESERCIZIO AUTONOMO DELLA PROFESSIONE INFERMIERISTICA

 

Introduzione

Il Gruppo di Lavoro dell’allora FNC IPASVI (oggi FNOPI), ha proceduto ad una analisi approfondita del precedente "Regolamento" sull’esercizio Libero Professionale risalente al 1996.


Dall’analisi è scaturita la decisione di impegnarsi, anche attraverso un costante confronto con la Cassa autonoma di Previdenza, nella stesura di un nuovo testo non più in veste di Regolamento ma di "linee guida" che tenesse in conto:

- le indicazioni del nuovo Codice Deontologico

- l’evoluzione della normativa fiscale e previdenziale soprattutto per quanto riguarda le "collaborazioni coordinate e continuative"

- gli Istituti che permettono all’Infermiere dipendente part-time e full time del SSN e di Strutture private di svolgere anche attività di lavoro autonomo.


L’esercizio Libero Professionale degli Infermieri non ha ancora raggiunto livelli congruenti con l’evoluzione più generale della Professione Infermieristica (identità del professionista, livelli di autonomia riconosciuti, capacità imprenditoriali del Gruppo Professionale, presenza degli Infermieri con potere decisionale tra i soggetti organizzati che erogano servizi alla persona tra cui assistenza
infermieristica) e ciò è dovuto in particolare a due elementi:

- la carenza di momenti specifici di approfondimento sulla Libera Professione dal punto di vista professionale, fiscale ed imprenditoriale nell’ambito della formazione di base dell’Infermiere;

- la difficoltà di coniugare i contenuti professionali con le norme fiscali e previdenziali in costante evoluzione.


Premessa

La Professione Infermieristica si caratterizza come professione intellettuale ai sensi dell’art. 2229 del Codice Civile.

Il campo proprio dell’attività dell’Infermiere, ai sensi dell’art. 1 comma 2 della legge 42/99 è determinato dal profilo professionale, dal codice deontologico e dagli ordinamenti didattici della formazione di base e post base.

In questa logica il Comitato Centrale della Federazione Nazionale dei Collegio IPASVI (oggi FNOPI) ha predisposto le seguenti linee guida comportamentali per:

- facilitare l’assunzione di comportamenti omogenei sull’intero territorio nazionale da parte degli Infermieri Libero Professionisti;

- orientare i Collegi provinciali IPASVI (oggi OPI) nella definizione e gestione dei rapporti con i Liberi Professionisti nonché poter svolgere una funzione di certificazione dei Professionisti singoli ed associati nei confronti dei Clienti;

- sostenere i Collegi provinciali IPASVI (oggi OPI) nell’interposizione tra gli Infermieri Libero Professionisti e tra l’Infermiere Libero Professionista e il Cliente.

Il testo tratta i seguenti argomenti:


La Libera Professione e il Lavoro Autonomo: sintetici richiami giuridici

La Libera Professione si distingue dal lavoro autonomo in quanto si esplicita attraverso prestazioni "tipicamente intellettuali" e tecniche.

L’autonomia e il rapporto fiduciario con il Cliente si esplicano in un contesto di in vera libertà di manifestazione della personalità professionale.

Nella prestazione "intellettuale" prevalgono i modelli cognitivi e culturali propri del Gruppo Professionale rispetto al lavoro manuale.

Nella Libera Professione intellettuale il Professionista, attraverso l’incarico professionale o contratto d’opera, assume la piena responsabilità per le scelte e le modalità utilizzate nell’esecuzione della prestazione.
L’incarico professionale è regolato dal Codice Civile (art. 2231) con il fine di tutelare le cosiddette attività protette che sono tipiche di professionisti che effettuano prestazioni esclusive.

Per tali Professionisti, il legislatore ha previsto l’iscrizione in uno specifico Albo Professionale.

L’articolo 2231 del Codice Civile dispone: "quando l’esercizio di una attività professionale è condizionato all’iscrizione in un Albo o Elenco, la prestazione eseguita da chi non è iscritto non gli da azione per il pagamento della retribuzione".

A corollario di quanto esplicitato nell’art. 2231 del c.c. si richiama l’art. 348 del codice penale (c.p.) che recita: "chiunque abusivamente esercita una professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello stato (c.c. art. 2229), è punito con la reclusione fino a sei mesi, o con la multa da lire 200.000 a lire 1.000.000".

A conclusione di questo sintetico quadro di riferimento, si sottolinea che un ulteriore elemento che caratterizza la prestazione del Professionista è il carattere strettamente personale della prestazione stessa.
L’incarico, infatti, viene affidato dal Cliente in base ad un rapporto di fiducia nei confronti del Professionista.
Per esplicita previsione normativa la Libera Professione resta esclusa dalla sfera delle attività imprenditoriali.


Indicazioni comportamentali: principi generali 


Al fine di permettere all’OPI provinciale di poter svolgere correttamente le funzioni previste dall’art. 8 della legge 175/92 e dalla Legge Lorenzin di riforma degli Ordini Professionali (Legge 3/2018/), l’Infermiere che inizia un’attività Libero Professionale deve comunicarlo all’Ordine ove è iscritto con le modalità previste dalle presenti linee guida.

L’Infermiere Libero Professionista è iscritto all’Albo dell’Ordine OPI della Provincia dove ha la residenza anagrafica o dove esercita (1).

Entro 60 giorni dall’inizio dell’attività Libero Professionale, deve iscriversi all’Ente Nazionale di Previdenza ed Assistenza della Professione Infermieristica (ENPAPI) (2).

Ogni Infermiere può svolgere liberamente l’esercizio professionale in forma di volontariato gratuito con modalità conformi alla normativa vigente ed al Codice Deontologico: in forma individuale puramente occasionale a condizione che non si configurino situazioni di concorrenza sleale nei confronti dei Liberi Professionisti.

Se l’esercizio professionale sotto forma di volontariato e gratuitamente esula dai criteri sopra definiti, deve essere preventivamente autorizzato dall’Ordine nel cui ambito territoriale viene effettuata l’attività di volontariato (3).

L’Infermiere dipendente pubblico o dipendente privato a part time o full time può esercitare la Libera Professione unicamente nel rispetto della normativa vigente, degli accordi contrattuali di settore e previa l’espressa autorizzazione del datore di lavoro (4).

L’Infermiere dipendente che effettua anche attività libero professionale è tenuto agli adempimenti deontologici, fiscali e previdenziali previsti per i liberi professionisti (5).

 

Indicazioni comportamentali: rapporti con i Clienti 


L’Infermiere Libero Professionista informa tempestivamente il Cliente dell’accettazione o del diniego dell’incarico e si adopera affinché l’incarico sia conferito per Iscritto onde precisarne limiti e contenuti.

L’Infermiere Libero Professionista non deve accettare l’incarico se altri impegni professionali o personali gli impediscono di svolgerlo con la diligenza e lo scrupolo richiesti in relazione all’importanza, complessità, difficoltà e urgenza dell’incarico stesso (6).

In nessun caso il cumulo degli impegni professionali può essere pregiudizievole della qualità delle prestazioni, della sicurezza del cliente e del professionista (7).

L’Infermiere Libero Professionista può recedere dall’incarico qualora sopravvengano circostanze o vincoli che possano influenzare la sua libertà di giudizio ovvero condizionare il suo operato.
Nel caso di recesso dall’incarico, l’Infermiere Libero Professionista comunque avverte tempestivamente il Cliente, soprattutto se l’incarico deve essere proseguito da altro Professionista.
In ogni caso il recesso deve avvenire in modo da non arrecare pregiudizio al Cliente.

L’Infermiere Libero Professionista si pone in condizione di risarcire gli eventuali danni causati nell’esercizio della professione stipulando, ove necessario, un’adeguata polizza di assicurazione.

 

Indicazioni comportamentali: rapporti con i Colleghi   

Gli Infermieri Libero Professionisti, con spirito di solidarietà professionale, si devono ragionevolmente reciproca assistenza.

L’Infermiere Libero Professionista, chiamato a sostituire un Collega nello svolgimento di un incarico professionale, osserva procedure e formalità corrette e si comporta con lealtà.

Prima di accettare l’incarico l’Infermiere Libero Professionista:

- si accerta che il Cliente abbia informato il Collega della richiesta di sostituzione;

- si accerta che la sostituzione non sia richiesta dal cliente per motivi lesivi della dignità e del decoro della Professione;

- invita il Cliente a onorare le competenze dovute al precedente Collega, salvo che il loro ammontare sia stato debitamente contestato.

L’Infermiere Libero Professionista che venga sostituito da altro Collega presta al subentrante piena collaborazione e si adopera affinché il subentro avvenga senza pregiudizio per il cliente.

Se il Cliente chiede all’Infermiere Libero Professionista di prestare la propria opera per un incarico già affidato ad altro Collega, dichiarando di voler essere assistito da entrambi, il nuovo interpellato deve contattare il Collega per concordare le modalità di espletamento dell’incarico ed insieme redigono e sottoscrivono il piano assistenziale.

In ogni caso entrambi i Liberi Professionisti si astengono da iniziative o comportamenti tendenti ad attirare il Cliente nella propria esclusiva sfera di attività.

 

Indicazioni comportamentali: rapporti con altri 

L’Infermiere Libero Professionista, in quanto ne è responsabile, vigila affinché i suoi collaboratori siano a conoscenza e rispettino gli obblighi del segreto, della riservatezza, nonché della normativa sulla privacy (8).

È vietata all’Infermiere Libero Professionista l’intermediazione dietro corrispettivo per procacciare Clienti a se o ad altri (9).

L’esercizio della Libera Professione è incompatibile con l’esercizio di attività imprenditoriali in nome proprio o in nome altrui che pregiudichino il decoro e la dignità professionale o configurino situazioni di conflitto d’interesse (10).

 

Modalità di Esercizio Libero Professionale 

L’Infermiere esercita la libera professione nel pieno rispetto delle norme civilistiche, delle norme fiscali e delle norme previdenziali.

Le presenti linee guida comportamentali si applicano alla attività libero professionale dell’Infermiere a prescindere dalla normativa fiscale di riferimento (11).

Il rispetto degli adempimenti di seguito specificati sia per la forma singola che per le forme associate costituisce elemento imprescindibile per la redazione dell’elenco speciale dei Liberi Professionisti previsto nelle indicazioni finali delle presenti linee guida che l’Ordine è tenuto a costituire, aggiornare e produrre a tutti i cittadini che ne facciano richiesta.

 

In forma Individuale 

L’Infermiere notifica all’Ordine provinciale ove è iscritto l’inizio dell’attività professionale entro 30 giorni trasmettendo:

- scheda anagrafica aggiornata con indicazione del regime fiscale adottato;

- copia certificato di attribuzione partita IVA, con codice ATECO 86.90.29 (altre attività paramediche indipendenti nca);

- copia della domanda di iscrizione all’ente di previdenza ENPAPI;

- recapito professionale ed indicazione dell’eventuale ambulatorio/studio.

Ogni variazione dei riferimenti professionali o di natura fiscale come l’eventuale cessazione dell’attività, dovrà essere comunicata all’Ordine provinciale entro 30 giorni dall’avvenuta modificazione (12).

Nel caso in cui il Libero Professionista eserciti in modo non saltuario attività infermieristica in una Provincia diversa da quella dell’Ordine di iscrizione, è tenuto a dichiarare all’Ordine della provincia presso cui esercita:

- l’avvio dell’attività Libero Professionale;

- l’Ordine OPI di Iscrizione;

- di aver adempiuto agli obblighi di cui all’art. 16.

L’Ordine OPI procede alla verifica delle dichiarazioni ricevute.

 

In forma Associata

L’esercizio della Libera Professione in forma associata viene svolto nel pieno rispetto delle norme civilistiche, fiscali e previdenziali ed in conformità a quanto previsto nella Legge 1815/39 e successive modificazioni.

La denominazione dello Studio Associato deve rispettare quanto previsto nella citata legge. Sono quindi espressamente vietati nomi di fantasia e nella indicazione delle forme associative dovrà essere utilizzato il termine "STUDIO ASSOCIATO".

Lo Studio Associato deve essere costituito esclusivamente da:

- Liberi Professionisti iscritti all’Ordine OPI;

- da Liberi Professionisti iscritti in altri Albi relativi a professioni sanitarie le cui rispettive attività siano integrabili a quella infermieristica;

- da Liberi Professionisti dell’area sanitaria e sociale il cui Profilo Professionale è previsto da Decreti Ministeriali (13).


Lo Studio Associato deve essere costituito almeno con scrittura privata registrata.

Nell’atto costitutivo devono comparire:

- i nomi degli Associati

- la denominazione dello Studio Associato

- la sede e la durata

- le norme per il recesso o l’esclusione degli Associati

- i criteri di ripartizione degli utili

- le norme regolamentari fra Associati, nei confronti dei Clienti e nei confronti dell’Ordine OPI.

Sono espressamente vietate clausole vessatorie limitative del diritto di recesso, della partecipazione agli utili e alle perdite o alla gestione associativa e comunque lesive del decoro e della dignità della professione.
Lo Studio Associato notifica all’Ordine OPI Provinciale la sua costituzione entro 30 giorni trasmettendo:

- copia dell’Atto Costitutivo e dello Statuto

- copia del certificato di attribuzione della partita IVA

- elenco degli Infermieri Associati con indicazione degli estremi di iscrizione all’Albo Professionale e copia della domanda di iscrizione alla Cassa di Previdenza ENPAPI

- elenco degli altri Professionisti Associati.

Ogni eventuale variazione dell’Atto Costitutivo, dello Statuto e dell’elenco degli Associati, nonché l’eventuale cessazione dell’attività, dovrà essere comunicata all’Ordine OPI provinciale entro 30 giorni dall’avvenuta modifica.

Nel caso in cui lo Studio Associato eserciti in modo non occasionale attività infermieristica in una provincia diversa da quella dell’Ordine OPI presso cui è depositata la notifica di costituzione, è tenuto a dichiarare all’Ordine OPI della provincia presso cui esercita:

- l’avvio dell’attività Libero Professionale;

- l’Ordine provinciale presso cui è notifica la costituzione;

- di aver adempiuto agli obblighi di cui all’art. 21.

L’Ordine OPI procede alla verifica delle dichiarazioni ricevute.

Qualora l’Atto Costitutivo o lo Statuto preveda la costituzione di un Organo di Amministrazione tutti gli Associati devono disporre della documentazione dove sono determinati:

- il numero dei componenti dell’Organo di Amministrazione;

- i compiti di gestione e amministrazione delegati all’Organo Amministrativo e quelli riservati all’Assemblea degli Associati;

- la durata in carica e le modalità di nomina/revoca dell’Organo Amministrativo;

- le modalità di convocazione dell’Assemblea degli Associati;

- le modalità di ripartizione degli utili.

Ogni eventuale variazione dello Statuto e dell’elenco dei Soci, nonché l’eventuale cessazione dell’attività dovrà essere comunicata all’Ordine provinciale OPI.

Qualora si verifichino situazioni lesive del decoro professionale l’Ordine provinciale OPI può avvalersi della facoltà prevista dall’art. 8 comma 2 della legge 175/92 per promuovere ispezioni presso gli Studi Professionali degli Iscritti ai rispettivi Albi Provinciali al fine di vigilare sul rispetto dei doveri inerenti alle rispettive professioni.

I singoli Associati sono responsabili in solido di tutta l’attività dello Studio Associato.

 

In forma Cooperativa   

L’Infermiere può esercitare la Libera Professione in forma associata tramite le Cooperative Sociali regolarmente costituite ai sensi della Legge 381/91 e 142/2001.

La presenza all’interno della Cooperativa di altri Professionisti o di figure di supporto all’Assistenza Infermieristica non dovrà in alcun modo limitare le garanzie di un corretto esercizio professionale da parte dell’Infermiere.

La Cooperativa Sociale notifica all’Ordine OPI provinciale almeno 10 giorni prima dell’inizio dell’Attività Infermieristica:

- l’Atto Costitutivo, lo Statuto ed il Regolamento interno ai sensi della legge 142/2001;

- copia del certificato di attribuzione del Codice Fiscale e Partita IVA;

- l’elenco dei Soci Infermieri;

- il nominativo dell’Infermiere Responsabile per l’Area Infermieristica.

Nel caso in cui la Cooperativa eserciti in modo non occasionale Attività Infermieristica in una Provincia diversa da quella dell’Ordine OPI presso cui è depositata la notifica di costituzione, è tenuta a dichiarare al Collegio della Provincia (oggi OPI) presso cui esercita:

- l’avvio dell’Attività Libero Professionale;

- l’Ordine provinciale OPI presso cui è stata notificata la costituzione della cooperativa; 

- di aver adempiuto agli obblighi di cui all’art. 25.

L’Ordine OPI procede alla verifica delle dichiarazioni ricevute.

Condizione imprescindibile affinché la Cooperativa venga inserita nell’elenco speciale dei Liberi Professionisti tenuto dall’Odine OPI è la presenza nel Consiglio di Amministrazione della Cooperativa Sociale di almeno un Iscritto all’Ordine oggi OPI che assumerà il compito di Responsabile dell’Attività Infermieristica e referente nei confronti dell’Ordine Provinciale OPI.

Tutte le variazioni rispetto a questa Figura dovranno essere tempestivamente comunicate all’Ordine Provinciale oggi OPI.

Le Cooperative Sociali dovranno rispettare in ogni caso le prescrizioni delle presenti linee guida comportamentali richiedendo il nulla osta all’Ordine OPI per ogni forma di pubblicità sanitaria diretta o indiretta ai sensi della legge 175/92 e successive modificazioni.

Ogni eventuale variazione delle notifiche previste precedentemente, nonché l’eventuale cessazione dell’attività dovrà essere comunicata all’Ordine Provinciale OPI ed accompagnata da copia degli estratti dei verbali assembleari.

 

In forma di Società fra Professionisti   

Qualora vengano emanati i Regolamenti attuativi relativi all’Esercizio Libero Professionale nella forma di Società tra Professionisti si applicano le indicazioni delle presenti linee guida in quanto compatibili (14).


Norme Antitrust 


In nessun caso la Forma Associata per l’Esercizio della Libera Professione potrà riunire un numero di Liberi Professionisti tale da determinare situazioni di alterazione del principio della Libera Concorrenza.
L’applicazione delle Tariffe Professionali non dovrà comportare la creazione di cartelli tariffari o accordi collusivi.


Indicazioni finali 


Le presenti indicazioni costituiscono impegno di comportamento al cui rispetto ed osservanza sono tenuti tutti gli Infermieri Liberi Professionisti e, per quanto a loro compete, tutti gli iscritti agli Ordine provinciali OPI.

Ogni Ordine Provinciale OPI provvede alla redazione ed alla pubblicazione dell’elenco degli Infermieri esercenti la Libera Professione in forma Individuale ed Associata.

Ai sensi dell’art. 12 del Regolamento dell’Ente Nazionale di Previdenza ed Assistenza delle Professioni Infermieristiche ENPAPI, l’Ordine provinciale OPI trasmette entro il mese di gennaio di ciascun anno l’elenco di cui al comma precedente.

L’inosservanza delle indicazioni delle presenti Linee Guida comportamentali costituisce fatto disdicevole nell’esercizio della Professione, perseguibile disciplinarmente ai sensi degli articoli 38 e seguenti del D.P.R. 5 aprile 1950 n. 221 e successive modificazioni ed integrazioni.

________________________________________________________________________________

(1) È consentita l’iscrizione all’Albo nella Provincia sede del Domicilio Professionale (vedi note Ministeriali del 5 giugno 2001 e del 19 dicembre 2001).

(2) Lo Statuto della Cassa di Previdenza prevede l’iscrizione entro 60 gg. dalla sussistenza dell’obbligo (art. 2 del Regolamento della Cassa).

(3) Codice Deontologico al punto 3.5 "l’Infermiere può svolgere forme di volontariato con modalità conformi alla normativa vigente: è libero di prestare gratuitamente la sua opera sempre che questa avvenga occasionalmente"; legge 11 agosto 1991 n. 266 art. 2 comma 2 "al volontario possono essere rimborsate dall’organizzazione di appartenenza le spese effettivamente sostenute per l’attività prestata entro limiti preventivamente stabiliti dalle organizzazioni stesse".

(4) Art. 2015 cod. civile "il prestatore di lavoro non deve trattare affari per conto proprio o di terzi in concorrenza con l’imprenditore "; art. 53 D.Lgs. n. 165/30 marzo 2001 - incompatibilità, cumulo di impieghi e incarichi; contratto di lavoro sanità privata 1998/2001, art. 30 e 33.

(5) Compresa l’iscrizione alla Cassa di Previdenza se ne ricorrono gli estremi (escluse solamente le prestazioni occasionali - art. 4 titolo 1 regolamento Cassa di previdenza).

(6) Codice Deontologico 3.3 "l’Infermiere declina la responsabilità quando ritiene di non poter agire con sicurezza"

(7) Codice Deontologico 3.5 "l’agire professionale non deve essere condizionato da pressioni o interessi personali provenienti da persone assistite o altri operatori ...".

(8) Legge n. 675/96 e successive modifiche e integrazioni.

(9) Il Professionista non può promettere denaro o altri benefici diretti o indiretti per ottenere lavoro, né può richiedere denaro o altri benefici diretti o indiretti in cambio di incarichi professionali che si è precedentemente assicurato (ad es. un infermiere non potrà offrire le prestazioni professionali di un altro infermiere da cui poi pretenderà una percentuale).

(10) Il Professionista nell’esercizio dell’attività professionale ha il dovere di conservare la propria indipendenza; non deve tener conto dei propri interessi personali e non può porre in essere una attività commerciale che pregiudichi l’onore o il decoro della sua categoria professionale o gli procuri vantaggi indiretti e ingiusti (ad es. non potrà gestire o lavorare in un sexi shop o in una impresa di pompe funebri o avere una società immobiliare ove possa sfruttare notizie riservate sullo stato di salute di un assistito per altri fini come ad es. acquistare vantaggiosamente la nuda proprietà di un immobile di proprietà di un cliente in stato terminale).

(11) Sono quindi soggette a segnalazione obbligatoria al Collegio le aperture di partita IVA, le Collaborazioni Coordinate e Continuative (Co.Co.Co.). È opportuno segnalare anche le prestazioni occasionali.

(12) Passaggi da CoCoCo a partita IVA o da prestazione occasionale a Co.Co.Co.

(13) Le figure escluse dagli Studi Associati sono Infermieri Generici, ASA, OTA, OSS (legge 1815/39 e succ. modificazioni e art. 14 e seguenti del Cod. Civ.)
(14) L’art. 2 della Legge 1815 che vietava la costituzione di Società, Istituti, Uffici o agenzie tra Professionisti è stato abolito dalle legge 266/1997 senza che siano poi stati emanati dei Regolamenti inerenti le Società di Professionisti.

 

Vademecum della Libera Professione Infermieristica - Revisione 2020

 

Documenti Archivio:  Vademecum per la Libera Professione anno 2014

ORDINE DELLE PROFESSIONI INFERMIERISTICHE DI TORINO E LA LIBERA PROFESSIONE

 

INCARICHI DI LAVORO AUTONOMO - ADEMPIMENTI PREVIDENZIALI OBBLIGATORI


Nota ENPAPI


EMERGENZA COVID-19


DECRETO INTERMINISTERIALE 28 MARZO 2020


FACSIMILE LIBERATORIA CLIENTI DEI LIBERI PROFESSIONISTI


 

Attraverso l’OPI, lo Stato controlla le caratteristiche e l'operato all'Ente, con la finalità di tutelare i cittadini che usufruiscono dei servizi erogati da quei Professionisti.
Particolare attenzione è rivolta nella gestione dei rapporti con i Liberi Professionisti svolgendo attività di:

  • certificazione;
  • vigilanza;
  • consulenza;

 

Certificazione

  • L’Ordine tiene costantemente aggiornato l'Albo, certificando l'iscrizione e verificando il possesso dei requisiti del Professionista richiedente.
  • Verifica l'acquisizione della Partita IVA.
  • Verifica l'iscrizione alla Cassa di Previdenza obbligatoria della professione infermieristica  ENPAPI (Ente Nazionale Previdenza e Assistenza Professioni Infermieristiche).
  • Concede su richiesta il nulla osta alla pubblicità sanitaria.
  • Si interpone alle controversie tra Iscritti e Clienti per ragioni di spese, di onorari inerenti l'esercizio della professione, procurando la conciliazione della vertenza. In ogni caso il parere dell’Ordine non è vincolante e i contendenti possono in qualunque momento rivolgersi all'autorità giudiziaria.

  

Vigilanza

  • Con l'obiettivo di tutelare gli interessi dei Cittadini, vigila sull'osservanza della normativa, sulla pubblicità sanitaria, controlla il rispetto dei Regolamenti e delle Linee Guida emanate dalla FNOPI con particolare riferimento al Codice Deontologico.
  • Vigila affinché il comportamento dei Professionisti non arrechi danno al decoro della Professione Infermieristica, intervenendo se necessario con provvedimenti disciplinari.
  • Vigila sul rispetto dei compensi e controlla che non siano messi in atto fenomeni di concorrenza sleale.

  

Consulenza


Il ruolo di consulenza si realizza in tre ambiti ben definiti:

  • Professionale: sul significato di esercizio autonomo, sulle modalità operative, sugli strumenti della libera professione.
  • Fiscale e previdenziale: attraverso convenzioni con Professionisti in grado di erogare Consulenze per risolvere dubbi e incertezze su questi argomenti.
  • Legale: l'Iscritto potrà contare sull'appoggio di un Consulente Legale esperto a gestire le problematiche specifiche delle Professioni Sanitarie.

  

Promozione

  • L’Ordine promuove e favorisce le iniziative intese a facilitare il progresso culturale e lo sviluppo sociale della categoria professionale, facendosi promotore di attività formative e di aggiornamento e sostenendo iniziative promosse da altri soggetti (Aziende Sanitarie o Enti di formazione).
  • Promuove l'attività libero professionale in diversi ambiti: universitario, nelle Aziende Sanitarie rivolgendosi agli Infermieri che hanno un contratto part-time al 50% e agli Infermieri che hanno appena concluso l'attività lavorativa.
  • La promozione extra professionale si realizza mediante la pubblicazione di elenchi degli infermieri Libero Professionisti in forma singola o associata, agevolando la promozione di tale figura all'interno delle Aziende Sanitarie e sul territorio.

  

L'OPI di Torino promuove le Consulenze tramite due Infermieri che svolgono attività di Libera Professione e che sono stati individuati come Referenti per le problematiche e per i Progetti ad essa relativi: Luigi Abate (Consigliere OPI Torino, Libero Professionista) e Enrico Manzon (Libero professionista).

 

Le strategie in fase di Progettazione ed attuazione sono elencate di seguito:

 

Certificazione e vigilanza

  • Verifica dei requisiti degli Infermieri che si iscrivono all'Albo, che svolgono o che intendono svolgere la Libera Professione.
  • Verifica dell'iscrizione alla Cassa Previdenza ENPAPI.
  • Censimento, attraverso richiesta formale indirizzata alle ASL e alle ASO territoriali, alle Case di Cura, alle Case di Riposo di Torino e provincia, dei nominativi di tutti gli Infermieri che vi operano e con che tipo di rapporto.
  • Censimento degli Studi Associati operanti sul territorio. 

 

Consulenza

  • È attivo con cadenza settimanale, su appuntamento, uno sportello di ascolto sulla Libera Professione gestito dal Consigliere dell’Ordine, Dott. Luigi Abate, con l'obiettivo di affrontare i problemi legati all'inizio e all'esercizio della Libera Professione e alla Cassa di Previdenza ENPAPI.
  • È presente settimanalmente e disponibile su appuntamento, l'esperto in problematiche di tipo legale l'Avvocato Marcello Maria Bossi

 

  Promozione

  • È in fase di strutturazione il Progetto della “Consulta della Libera Professione”.
  • Sono in programmazione Eventi formativi specifici sulla Libera Professione
  • Verrà incentivata la pubblicazione di articoli relativi alle realtà peculiari della Libera Professione oltre a esperienze di eccellenza sul sito dell'Ordine.
  • Attraverso il Coordinamento delle Professioni Infermieristiche del Piemonte, verranno formalizzate politiche comuni sulla Libera Professione e promosse esperienze diverse nelle realtà territoriali.

   



Bibliografia
Giovanni Valerio La federazione e i collegi. In A.A.V.V.: Infermiere e libera professione. Modalità, adempimenti, istituti di tutela e norme. Roma: Federazione Nazionale Collegi IPASVI, 2004; 161-163.

A cura di Antonio Genova Infermiere Libero Professionista


 

 

 

 

 


"Quegli infermieri pagati 2 € lordi per un prelievo" - La Stampa 05 Febbraio 2016
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"Contro la corruzione nella Sanità in campo anche gli Infermieri" - La Stampa 5 Settembre 2015
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COVID-19: Lettera all'Assessore alla Sanità e al Presidente della Regione Piemonte
Lettera
 
Massimiliano SCIRETTI: Presidente Coordinamento OPI Regione Piemonte, Presidente OPIdi TORINO
Rita LEVIS: Vice Presidente Coordinamento OPI Regione Piemonte, Presidente OPI di BIELLA
Laura BARBOTTO: Segretario Coordinamento OPI Regione Piemonte, Presidente OPI di CUNEO
Giulio ZELLA: Tesoriere  Coordinamento OPI Regione Piemonte, Presidente OPI di VERCELLI

Consiglieri  Coordinamento OPI Regione Piemonte: Paola SANVITO, Presidente OPI di NOVARA - VCO; Alberto CAMPAGNOLO, Presidente OPI di ASTI

24 LUGLIO 2017: INCONTRO ASSESSORATO ALLA SANITA’ REGIONE PIEMONTE
COMUNICATO STAMPA -

Sono stati costituiti i sottoelencati gruppi di lavoro:

  • Revisione funzioni di coordinamento
  • Assistenza penitenziaria
  • Modelli organizzativi dell’assistenza territoriale

RIVALORIZZARE LA FUNZIONE DI COORDINAMENTO

REPORT FINALE LAVORI DI GRUPPO 
 
Attività svolte dal Coordinamento Collegi IPASVI del Piemonte

Anno 2017
 

 

 

 Moduli per Iscrizione

 
IS01 Modulo richiesta appuntamento per iscrizione Download
IS02

Istruzioni per il pagamento della quota prima iscrizione

Download
     

 

Moduli per Trasferimento

 

ATTENZIONE:  Per la consegna della modulistica è necessario fissare un appuntamento. Si prega di contattare la segreteria negli orari di apertura al pubblico.


I moduli e le foto devono essere firmati presso gli uffici dell'Ordine

L'art. 25 del D.P.R. 26/10/1972 n. 642 prevede sanzioni amministrative per chi non corrisponde, in tutto o in parte, l'imposta di bollo dovuta sia per l'iscrizione/o trasferimento sia per la cancellazione. La mancata apposizione della marca da bollo, del valore di 16 €, obbliga questo Ente ad inviare l'atto al competente Ufficio del Registro

 
TR01 Modulo trasferimento cittadini italiani e comunitari in possesso di titolo italiano
Modulo precompilato da completare e relative norme legislative.
Download
TR02 Modulo trasferimento cittadini comunitari in possesso di titolo estero
Modulo precompilato da completare e relative norme legislative.
Download
TR03 Modulo trasferimento cittadini NON comunitari in possesso di titolo ITALIANO
Modulo precompilato da completare e relative norme legislative.
Download
TR04 Modulo trasferimento cittadini NON comunitari  in possesso di titolo ESTERO
Modulo precompilato da completare e relative norme legislative.
Download

 


Moduli per Cancellazione

 
CA01 Modulo cancellazione dall'Albo
Modulo precompilato da completare e relative norme legislative.
Download
CA02 Modulo richiesta disattivazione casella PEC (solo per gli iscritti che hanno richiesto l'attivazione della PEC dell'Ordine). Il modulo è editabile e deve essere compilato PRIMA della stampa Download

 

Circolare FNOPI n. 43/19: Convocazioni iscritti art. 6 DLCPS 233/46 Invio raccomandata

Altri Moduli

 
VI01 Modulo per Variazione indirizzo
Modulo precompilato da completare e relative norme legislative.
Apri
  Norme Editoriali
Modulo per liberatoria utilizzo immagini
Download
     
  Richiesta addebito in via continuativa della quota annuale sul proprio conto corrente
Modulo richiesta da inviare all'Ordine CON COPIA DI UN DOCUMENTO DI IDENTITA'
Download
 
 
 

 

 

 

 

 

 
 

POSTA ELETTRONICA CERTIFICATA (PEC) OBBLIGATORIA PER TUTTI GLI ISCRITTI:


https://www.inipec.gov.it/ordini-e-collegi/disposizioni-di-legge

MODULISTICA

Istruzioni:

  1. 1.Scaricare il modulo di richiesta attivazione che è editabile Richiesta_Attivazione.pdf
  2. 2.Compilare il modulo in tutte le sue parti (NON A MANO), stamparlo e firmarlo
  3. 3.Al punto: DENOMINAZIONE DELLA CASELLA DA ATTIVARE indicare tassativamente nome.cognome (in caso di doppio nome, scriverli uniti - idem per il cognome. es: Anna Maria Del Verde diventerà: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
  4. 4.In caso di omonimie, provvederemo d'ufficio ad assegnare un numero aggiuntivo al cognome
  5. 5.Fare una scansione in formato PDF del modulo e del documento di riconoscimento i cui estremi sono stati inseriti nello stesso
  6. 6.Inviare i due file all'indirizzo: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
  7. 7.Attendere la mail di conferma attivazione con le istruzioni per l'accesso alla casella
  8. 8.Stampare e conservare l'informativa trattamento dati Informativa e le condizioni generali  Condizioni_Generali (NON rispedire)
  9. 9.Vista l'alta adesione, si prega di non rinviare più volte i moduli e di attendere mail di attivazione casella PEC
  10. 10.I NUOVI ISCRITTI DEVONO CONSEGNARE LA RICHIESTA DI ATTIVAZIONE PEC CONTESTUALMENTE ALLA DOMANDA DI ISCRIZIONE , NON ATTENDERE LA COMUNICAZIONE DI ATTIVAZIONE PRIMA DI PRESENTARSI IN SEGRETERIA

 

Si comunica che, a seguito delle ulteriori disposizioni contenute nel DPCM 11 Marzo 2020, da lunedì 16 Marzo p.v. gli uffici della Federazione Nazionale rimarranno chiusi al pubblico fino al termine dell'emergenza Coronavirus.
Gli uffici si potranno contattare all'indirizzo PEC Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

COVID-19 - NORMATIVA

 

 

 

testo in allestimento....

Pagina in allestimento....

 

Il sito del Ministero della Salute contiene i riferimenti aggiornati per il riconoscimento dei titoli


 http://www.salute.gov.it/ProfessioniSanitariePubblico/

 

 

 

Diversi quesiti giungono all'Ordine rispetto all'ambito della responsabilità professionale. Abbiamo, tra le tante domande pervenute, scelto quelle che evidenziano temi ricorrenti. Per ogni domanda è riportato a lato il parere espresso dall'Ordine, inteso in senso di orientamento che l'istituzione professionale, sentiti gli esperti in materia, ha ritenuto significativo fornire per dirimere il problema presentato. Si ricorda che il parere non ha carattere di natura giurisprudenziale, bensì ha carattere di orientamento applicativo basato sull'interpretazione della normativa generale e professionale nonché sulle best practice.

L'Ordine ritiene utile che sia le domande, chiaramente epurate da qualsivoglia riferimento a persona o contesti, sia i relativi pareri siano condivisi con tutta la comunità professionale.

DOMANDA

PARERE

Un'infermiera ha sottoposto un quesito circa la liceità nell'uso del defibrillatore semi automatico, da parte del personale infermieristico, in ambulanza o in luoghi pubblici.Parrebbe assodato che possa usarlo in ambiente ospedaliero, ma non fuori (anche se in possesso del BLSD).

Scarica il parere in formato PDF

DOMANDA

PARERE

Buongiorno, avrei bisogno di sapere se in un reparto di pediatria possiamo dimettere eventualmente pazienti con la cannula venosa periferica tipo angioset, chiusi con tappino semplice sterile previo lavaggio con soluzione fisiologica. In questi casi dal punto di vista legale dobbiamo far firmare una sorta di informativa e consenso ai genitori o è sufficiente che il medico lo scriva in cartella e che si informi la famiglia tramite colloquio? È consentito solo per eventuali terapie endovenose in regime di post ricovero per evitare il prolungamento del ricovero o si può anche lasciare a domicilio solo per effettuare il giorno dopo altri esami ematici? Nel caso in cui l'accesso periferico, angioset con tappino, venisse manomesso la responsabilità? Grazie?

Prescindendo da questioni prettamente cliniche che non sono di competenza, dal punto di vista medico-legale si formulano le seguenti considerazioni.

La dimissione di un paziente è attività di pertinenza medica e, pertanto, è su tale professionista che ricadono le eventuali ripercussioni in caso di decisioni improprie o francamente errate. Al più, il professionista infermiere potrebbe far rilevare e sottolineare la circostanza al medico, cosicché egli possa valorizzarla nell'ambito della sua scelta di dimissione. Qualora persistessero delle "perplessità", sarebbe utile darne atto scritto.

Ovviamente, ogni attività di cura (compresa, per quanto qui interessa, la modalità di dimissione del paziente) deve essere oggetto di preliminare specifico percorso informativo (riguardo anche a rischi e possibili alternative), sempre da parte del medico, ai fini dell'acquisizione di un valido consenso.

DOMANDA

PARERE

Un bambino dopo essere triagiato in pronto soccorso può allontanarsi su richiesta dei genitori per andare al bar?

La tutela del bambino e la tutela dell'adulto dopo il triage sono diverse?

Dopo il triage la responsabilità è a capo dell'infermiere?

Nel momento in cui un paziente viene registrato e quindi di fatto ricoverato in P.S. la responsabilità della sua assistenza/sorveglianza è tutta in capo agli operatori del SSN che in quel momento espletano il servizio.

L'allontanamento, anche con i genitori, dall'area di assistenza senza che i genitori abbiano sottoscritto che è loro volontà portare temporaneamente il minore al di fuori dell'area di assistenza/sorveglianza può evidenziare un problema di insufficiente esercizio della responsabilità da parte dell'infermiere . Tale situazione chiaramente si evidenzia qualora durante il periodo di assenza il minore incorra in qualche problema.

DOMANDA

PARERE

È stato contestato a un OSS un comportamento scorretto per non "aver vigilato sull'assunzione della terapia da parte di un utente disabile non autosufficiente ospite di una comunità di "tipo C""

La responsabilità della corretta somministrazione dei farmaci prescritti è senza dubbio di competenza specifica dell'Infermiere, a mente segnatamente del D.M. n. 739, 14/09/1994, art. 1, comma 3, punto d. (profilo professionale dell'infermiere).

In quanto funzione caratterizzante e complessa, essa non può quindi essere attribuita, in vece dell'Infermiere, all'O.S.S., a pena della violazione dell'art. 348 C.P. (esercizio abusivo professione protetta, sino a mesi 6 di reclusione).

Discutibile è la c.d. "delega" da parte del depositario di tale funzione (Infermiere) all'O.S.S., in quanto le attività protette, per l'esercizio delle quali sono previsti il possesso di titolo abilitante e l'iscrizione ad un Albo, non possono per loro natura essere delegate a soggetto privo dei suddetti requisiti.

Diverso è il caso di assegnazione di compiti meramente esecutivi, come l'aiuto all'assunzione materiale di un farmaco prescritto, che comunque verrebbero eseguiti ineluttabilmente sotto la supervisione e la responsabilità diretta dell'Infermiere: nel qual caso si tratta della cosiddetta "delega in prossimità", laddove alla sempre presente responsabilità, diretta ed indelegabile, del professionista titolare della funzione, si aggiunge la responsabilità propria per l'eventuale errore materiale commesso dal "delegato" O.S., che agisce qui come mera longa manus del titolare Infermiere.

DOMANDA

PARERE

Durante la mia pratica assistenziale come libero professionista ho evidenziato la necessità di avere a disposizione uno strumento per monitorare, nel lasso di tempo tra un controllo programmato e l'altro, i valori dell'INR in particolare in pazienti anziani e che vivono in zone disagiato con difficoltà di accesso alle strutture sanitarie.

Dalla ricerca da me effettuata ho evidenziato:

·La presenza di un misuratore dell'INR da sangue capillare, affidabile;

·Una letteratura che conferma l'affidabilità dei dati conseguiti;

·Esperienze già presenti in ASL che lo forniscono agli utenti per effettuare l'autocontrollo.

Aspetto critico è che lo strumento non è dotato di una stampante per la documentazione del risultato.

Per superare tale difficoltà è sufficiente che mi doti di un carteggio individuale per ogni pazienti nel quale riporto i risultati conseguiti?

La responsabilità del riportare con correttezza il dato è in capo al professionista che effettua l'esame. Il dotarsi di un carteggio che chiaramente deve riportare tutte le variabili perché si possa risalire a chi, quando, e al risultato conseguito è una documentazione sufficiente per dimostrare l'effettuazione dell'attività.

Ricordiamo l'importanza che il carteggio riporti con chiarezza il nome dell'utente, la data dell'effettuazione dell'esame, il risultato dell'esame e la firma dell'infermiere che ha riportato il dato.

DOMANDA

PARERE

L'infermiere può effettuare il Visiotest nell'ambito di un setting di medicina del lavoro?

Non si evidenzia letteratura specifica a sostegno per formulare una parere al quesito che sottopone. Pertanto condividiamo una disamina in ragione del tipo di esame, dello strumento utilizzato e della normativa vigente rispetto agli ambiti di responsabilità infermieristica.

 Riteniamo che in ragione:

· del tipo di esame: l'esame con ortoanalizzatore rappresenta uno screening della capacità visiva e permette l'effettuazione di alcuni test miranti a definire eventuali deficit della motilità oculare
· dell'obiettivo dell'esame: che non è quindi quello di formulare una diagnosi medica bensì di raccogliere dati secondo protocolli strutturati
· del tipo di strumento utilizzato: quale ad esempio quello indicato – Visiotest – che permette l'effettuazione di questo screening in pochi minuti e una prima selezione dei soggetti con assenza di palese patologia visiva (senza peraltro formulare diagnosi!). Strumento che richiede per il suo utilizzo un addestramento, come indicato dalla casa produttrice di 3 ore, quindi di bassa complessità (e alcuna discrezionalità)
·dell'effettuazione di questo esame solo sotto prescrizione: quindi con una precedente valutazione medica che escluderà persone con caratteristiche specifiche (esempio portatori di lenti bifocali o altro …)
·della normativa di riferimento per la professione infermieristica (D.M. 739/94; L.42/99)

l'infermiere possa svolgere tale attività (limitatamente all'esecuzione dell'esame e non – ad esempio – all'interpretazione dei dati o alla formulazione di una diagnosi) purché abbia ricevuto idonea formazione/addestramento in un'ottica di tutela dell'assistito e dell'operatore medesimo e qualora questo non rientri specificatamente nelle competenze di altri professionisti laureati.

DOMANDA

PARERE

Mi sono imbattuto navigando su internet su un sito nel quale si afferma che "Non commette il reato di esercizio abusivo della professione di infermiere chi, senza essere iscritto all'albo degli infermieri professionali, esercita tale attività esclusivamente alle dipendenze del Servizio Sanitario Nazionale o in una struttura privata, direttamente o indirettamente accreditata presso la Pubblica Amministrazione.

L'iscrizione all'Ordine è infatti necessaria solo per gli infermieri che esercitano la libera professione mediante contratti d'opera direttamente con il pubblico dei clienti"

Trattasi di una vecchia sentenza relativa a fatti occorsi prima della Legge 43 del 1° febbraio 2006, che ha sancito l'obbligatorietà dell'iscrizione all'albo anche per gli infermieri che operano presso strutture pubbliche.

La Legge 43 del 1° febbraio 2006 recita, all'art. 2 (Requisiti), comma 3: "L'iscrizione all'albo professionale è obbligatoria anche per i pubblici dipendenti ed è subordinata al conseguimento del titolo universitario abilitante di cui al comma 1, salvaguardando comunque il valore abilitante dei titoli già riconosciuti come tali alla data di entrata in vigore della presente legge".

DOMANDA

PARERE

Nell'ambito della riorganizzazione aziendale è prevista, in assenza degli operatori che attualmente si occupano delle IVG, di attribuire tale attività anche alla sottoscritta. Personalmente sono assolutamente contraria a questa pratica in quanto in contrasto con i miei principi etici.

Posso appellarmi per rifiutare tale attività

· all'articolo 9 della legge 194 - obiezione di coscienza - ? Vorrei inoltre chiarimenti rispetto a questo comma "L'obiezione di coscienza esonera il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie dal compimento delle procedure e delle attività specificamente e necessariamente dirette a determinare l'interruzione della gravidanza, e non dall'assistenza antecedente e conseguente all'intervento".

· All'articolo 8 del Codice deontologico "L'infermiere, nel caso di conflitti determinati da diverse visioni etiche, si impegna a trovare la soluzione attraverso il dialogo. Qualora vi fosse e persistesse una richiesta di attività in contrasto con i principi etici della professione e con i propri valori, si avvale della clausola di coscienza, facendosi garante delle prestazioni necessarie per l'incolumità e la vita dell'assistito".

La clausola di coscienza deontologica opera a 360° ma nulla c'entra con l'obiezione nei casi tassativi previsti dalla legge.

In altre parole, per l'ordinamento statuale la legge va sempre rispettata, tranne quando è dalla legge stessa consentito non farlo, come appunto per l'IVG.

Ciò posto, l'obiezione nell'IVG è consentita solo per gli atti specificamente e necessariamente diretti e non per quelli genericamente preparatori [vedi art. 9 della norma: "Il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie non è tenuto a prendere parte alle procedure di cui agli articoli 5 e 7 ed agli interventi per l'interruzione della gravidanza quando sollevi obiezione di coscienza, con preventiva dichiarazione. La dichiarazione dello obiettore deve essere comunicata al medico provinciale e, nel caso di personale dipendente dell'ospedale o dalla casa di cura, anche al direttore sanitario, entro un mese dall'entrata in vigore della presente legge o dal conseguimento dell'abilitazione o dall'assunzione presso un ente tenuto a fornire prestazioni dirette alla interruzione della gravidanza o dalla stipulazione di una convenzione con enti previdenziali che comporti l'esecuzione di tali prestazioni. L'obiezione può sempre essere revocata o venire proposta anche al di fuori dei termini di cui al precedente comma, ma in tale caso la dichiarazione produce effetto dopo un mese dalla sua presentazione al medico provinciale. L'obiezione di coscienza esonera il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie dal compimento delle procedure e delle attività specificamente e necessariamente dirette a determinare l'interruzione della gravidanza, e non dall'assistenza antecedente e conseguente all'intervento. Gli enti ospedalieri e le case di cura autorizzate sono tenuti in ogni caso ad assicurare l'espletamento delle procedure previste dall'articolo 7 e l'effettuazione degli interventi di interruzione della gravidanza richiesti secondo le modalità previste dagli articoli 5, 7 e 8. La regione ne controlla e garantisce l'attuazione anche attraverso la mobilità del personale. L'obiezione di coscienza non può essere invocata dal personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie quando, data la particolarità delle circostanze, il loro personale intervento è indispensabile per salvare la vita della donna in imminente pericolo. L'obiezione di coscienza si intende revocata, con effetto immediato, se chi l'ha sollevata prende parte a procedure o a interventi per l'interruzione della gravidanza previsti dalla presente legge, al di fuori dei casi di cui al comma precedente"].

Quindi, il precetto deontologico in ogni caso non riparerebbe dalla violazione della legge statale.

DOMANDA

PARERE

Nella realtà sono avvenuti alcuni episodi spiacevoli relativi alla gestione dei farmaci stupefacenti. Nello specifico durante i controlli effettuati si sono registrate incongruenze tra farmaci utilizzati e il numero di farmaci giacenti .

Vorrei avere notizie precise relativamente ala responsabilità dell'infermiere rispetto alla custodia delle sostanze stupefacenti e psicotrope.

In base all'attuale normativa (DPR 9 ottobre 1990 n. 309 integrato dal DM 3 agosto 2001, e successive leggi n. 12/2001 e 49/2006) questa è l'attribuzione delle responsabilità:

·Il Direttore Sanitario o suo delegato vidima e firma in ogni sua pagina il registro e ne dichiara il n. di pagine che lo costituiscono;

·Il Dirigente Medico della Struttura è responsabile dell'effettiva corrispondenza tra la giacenza dichiarata contabilmente e quella effettiva;

·Il Responsabile dell'Assistenza Infermieristica (coordinatore) è responsabile "solo della buona tenuta del registro" nel senso della sua corretta conservazione, per la durata di due anni dalla data dell'ultima registrazione. Il riferimento è esclusivamente alla parte contabile formale.

·Il primo responsabile per l'ammanco/eccesso di sostanze rispetto alle risultanze contabili è quindi il Dirigente Medico.

Con la legge 8 febbraio 2001, n. 12 "Norme per agevolare l'impiego dei farmaci analgesici oppiacei nella terapia del dolore" la situazione si è chiarita per tutti i professionisti ed i giudici.

Gli artt. 2-bis, ter, quater e quinques integrano il secondo comma dell'art. 60 del DPR 9 ottobre 1990, n. 309 "Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza".

Art. 2-bis "Le unità operative delle strutture sanitarie pubbliche e private, nonché le unità operative dei servizi territoriali delle aziende sanitarie locali sono dotate di registro di carico e scarico delle sostanze stupefacenti e psicotrope di cui alle tabelle I, II, III e IV previste dall'articolo 14".

Art. 2-ter. "Il registro di carico e scarico deve essere conforme al modello di cui al comma 2 ed è vidimato dal direttore sanitario, o da un suo delegato, che provvede alla sua distribuzione. Il registro di carico e scarico è conservato, in ciascuna unità operativa, dal responsabile dell'assistenza infermieristica per due anni dalla data dell'ultima registrazione".

Art. 2-quater. "Il dirigente medico preposto all'unità operativa è responsabile della effettiva corrispondenza tra la giacenza contabile e quella reale delle sostanze stupefacenti e psicotrope di cui alle tabelle I, II, III e IV previste dall'articolo 14".

Art. 2-quinquies. "Il direttore responsabile del servizio farmaceutico compie periodiche ispezioni per accertare la corretta tenuta dei registri di carico e scarico di reparto e redige apposito verbale da trasmettere alla direzione sanitaria".

A seguito di questa legge è stato emanato il D.M. 3 agosto 2001 "Approvazione del registro di carico e scarico delle sostanze stupefacenti e psicotrope per le unità operative", riportato sotto, e le "Norme d'uso del registro" .

1. Il registro di carico e scarico in dotazione alle unità operative delle strutture sanitarie pubbliche e private, nonché delle unità operative dei servizi territoriali delle aziende sanitarie locali, è l'unico documento su cui annotare le operazioni di approvvigionamento, somministrazione e restituzione dei farmaci stupefacenti e psicotropi di cui alle tabelle I, Il, III, e IV previste dall'articolo 14 del testo unico delle leggi in materia di stupefacenti (decreto del Presidente della Repubblica n. 309/1990).

2. Il registro, costituito da cento pagine prenumerate, è vidimato dal direttore sanitario o da un suo delegato, che provvede alla sua distribuzione.

3. Il responsabile dell'assistenza infermieristica é incaricato della buona conservazione del registro. Dopo due anni dalla data dell'ultima registrazione, il registro può essere distrutto.

4. Il dirigente medico dell'unità operativa è responsabile della effettiva corrispondenza tra la giacenza contabile e reale delle sostanze stupefacenti e psicotrope.

5. Il direttore responsabile del servizio farmaceutico, attraverso periodiche ispezioni, accerta la corretta tenuta del registro di carico e scarico di reparto. Di tali ispezioni verrà redatto apposito verbale che sarà trasmesso alla direzione sanitaria.

6. Ogni pagina del registro deve essere intestata ad una sola preparazione medicinale, indicandone la forma farmaceutica e il dosaggio. Inoltre si deve riportare l'unità di misura adottata per la movimentazione.

7. Le registrazioni, sia in entrata sia in uscita, devono essere effettuate cronologicamente, entro le 24 ore successive alla movimentazione, senza lacune di trascrizione.

8. Dopo ogni movimentazione, deve essere indicata la giacenza.

9. Per le registrazioni deve essere impiegato un mezzo indelebile; le eventuali correzioni, effettuate senza alcuna abrasione e senza uso di sostanze coprenti, dovranno essere controfirmate.

10. Nel caso di somministrazione parziale di una forma farmaceutica il cui farmaco residuo non può essere successivamente utilizzato (come ad esempio una fiala iniettabile), si procederà allo scarico dell'unità di forma farmaceutica. Nelle note sarà specificata l'esatta quantità di farmaco somministrata, corrispondente a quella riportata nella cartella clinica del paziente. La quantità residua del farmaco è posta tra i rifiuti speciali da avviare alla termodistruzione.

11. Il registro non è soggetto alla chiusura annuale, pertanto non deve essere eseguita la scritturazione riassuntiva di tutti i dati comprovanti i totali delle qualità e quantità dei medicinali movimentati durante l'anno.

Il responsabile dell'assistenza infermieristica è quindi responsabile soltanto della buona conservazione del registro mentre il dirigente medico è responsabile della effettiva corrispondenza tra quanto riportato nei registri e quanto disponibile realmente. 

Per consuetudine si è sempre individuato nel coordinatore infermieristico il "responsabile dell'assistenza infermieristica"; tenga conto però che il D.M. 739/94 e la legge 42/99 individuano nell'infermiere il responsabile dell'assistenza infermieristica. Il consiglio è dunque di esercitare con diligenza, perizia e prudenza al fine di evitare errori che potrebbero vedere coinvolti tutti gli infermieri che in qualche modo hanno preso parte alla conservazione/scarico e somministrazione del farmaco.

DOMANDA

PARERE

Un'infermiera operante all'interno del servizio delle tossicodipendenza può somministrare, a seguito di prescrizione, il metadone? 

La stessa può somministrare il metadone a domicilio?

La normativa di riferimento fornisce invero indicazioni abbastanza precise, che, data la delicatezza della materia ed il suo rilievo sul piano dell'ordine pubblico, non si prestano ad estensioni analogiche nella loro interpretazione.

In particolare, l'art. 43, comma 7 del D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 stabilisce che "Il personale che opera nei distretti sanitari di base o nei servizi territoriali o negli ospedali pubblici e accreditati delle aziende sanitarie locali è autorizzato a consegnare al domicilio di pazienti affetti da dolore severo in corso di patologia neoplastica o degenerativa, ad esclusione del trattamento domiciliare degli stadi di tossicodipendenza da oppiacei, le quantità terapeutiche dei medicinali compresi nell'allegato III-bis (ivi, il metadone, n.d.r.) accompagnate dalla certificazione medica che ne prescrive la posologia e l'utilizzazione nell'assistenza domiciliare".

La stessa esclusione è ribadita a chiare lettere all'art. 41, comma 1-bis, stesso DPR 309, introdotto dalla legge n. 12/2001, che prevede bensì una deroga alle rigide disposizioni in materia di "consegna" (diversa dalla somministrazione) del metadone ed altre sostanze sottoposte a controllo, prevedendo che "può essere fatta anche da parte di operatori sanitari...", ma contemporaneamente ne scolpisce l'"esclusione del trattamento domiciliare degli stati di tossicodipendenza da oppiacei".

In linea con quanto evidenziato, ed a conferma della normativa primaria sovracitata, neppure la disamina della norma regolamentare di organizzazione dei SERT (D.M. 30/11/1990, n. 444) consente di reperire qualsivoglia accenno ad attività di somministrazione al domicilio del tossicodipendente, potendosi casomai latamente (art. 2, IV comma) individuare in tale luogo una semplice attività di prevenzione, informazione e cura delle patologie correlate (HIV, etc.).

Infine, l'art. 2, comma 5, D.M. 16/11/2007, n. 278 (c.d. Decreto Turco), parlando di possibili deroghe alla sede del SERT per la dispensazione degli oppiacei e surrogati, inequivocabilmente stabilisce che: "è autorizzato altresì il trattamento al domicilio del paziente nei casi previsti dal D.M. 30 novembre 1990, n. 444".

Per le su esposte ragioni, il quesito sull'utilizzabilità dell'infermiere per la somministrazione del metadone a domicilio a tossicodipendenti, non può che ricevere, a parere dello scrivente, parere negativo.

DOMANDA

PARERE

L'infermiera del SERT può, secondo quanto richiesto dalla farmacia ospedaliera, approvvigionare il servizio dei farmaci stupefacenti trasportandoli dalla farmacia allo stesso? Questa modalità di approvvigionamento è propria, non incorriamo, qualora fermate dalle forze dell'ordine, in contestazioni? Precisiamo che l'approvvigionamento riguarda il trasporto di rilevanti quantità (fornitura per gli ambulatori di circa 1 mese di metadone, buprenorfina e alcover)

Si propongono i seguenti riferimenti normativi in materia di sostanze stupefacenti e trasporto dei farmaci, sottolineando peraltro che l'attività di trasporto dei farmaci non rientra tout court tra le attività di pertinenza infermieristica.

Non risulta una norma specifica relativa all'approvvigionamento dei farmaci nei SER.T. ma, in tema di trasporto dei farmaci, già il Decreto del Ministero della (allora) Sanità del 6 luglio 1999 recante "Approvazione delle linee direttrici in materia di buona pratica di distribuzione dei farmaci per uso umano" disponeva che in ogni punto di distribuzione dei medicinali dovesse essere designata una persona qualificata, avente autorità e responsabilità "estese anche al trasporto fino al punto di distribuzione immediatamente successivo"; inoltre, si stabiliva il divieto di trasporto promiscuo con altri prodotti che potessero rappresentare un pericolo per la sicurezza o l'efficacia dei farmaci, precisando che "tutti i mezzi impiegati per il trasporto dei medicinali devono essere dotati, nel vano di trasporto, di impianti idonei a garantire una temperatura alla quale, in linea con le indicazioni europee sulle prove di stabilità, le caratteristiche dei prodotti non vengano alterate".

Più di recente, in ambito normativo europeo, le "linee guida del 7 marzo 2013 sulle buone pratiche di distribuzione dei medicinali per uso umano" (2013/C 68/01) disciplinano le responsabilità – seppure in riferimento esplicito al distributore all'ingrosso – nella fase di trasporto dei farmaci, disponendo che è sua responsabilità "proteggere i medicinali contro la rottura, la sofisticazione e il furto e garantire che le condizioni di temperatura siano mantenute entro limiti accettabili durante il trasporto. Indipendentemente dal mezzo di trasporto, deve essere possibile dimostrare che i medicinali non sono stati esposti a condizioni che potrebbero compromettere la loro qualità e di integrità".

Si ritiene che tale aspetto rilevi particolarmente in relazione al quesito proposto, attesa la nota fotosensibilità di sostanze come il metadone e la buprenorfina, la cui esposizione alla luce potrebbe comportare un'alterazione del farmaco, con potenziale rischio per il soggetto che lo andrà ad assumere.

La citata comunicazione della Comunità Europea prosegue precisando che "spetta al distributore all'ingrosso garantire che i veicoli e le apparecchiature utilizzati per distribuire, immagazzinare o manipolare i medicinali siano adatti al loro uso e adeguatamente attrezzati per evitare l'esposizione dei prodotti a condizioni che potrebbero incidere sulla loro qualità e integrità d'imballaggio […] Se vengono utilizzati veicoli e apparecchiature non dedicati, devono esistere procedure per garantire che la qualità del medicinale non sarà compromessa. Per quanto riguarda le consegne di medicinali che richiedono condizioni particolari come sostanze narcotiche o psicotrope, il distributore all'ingrosso deve mantenere una catena di approvvigionamento sicura per questi prodotti, conformemente alle prescrizioni stabilite da parte degli Stati membri interessati".

Il riferimento normativo italiano in materia di stupefacenti e sostanze psicotrope è il D.P.R. n. 309 del 9 ottobre 1990, recante il "Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope e di prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza" e successivi aggiornamenti, di cui il più recente del 2014, con il D.L. n. 36 del 20 marzo 2014 convertito con modificazioni dalla L. n. 79 del 16 maggio 2014.

Il Testo Unico dispone, all'art. 17, che "chiunque intenda coltivare, produrre, fabbricare, impiegare, importare, esportare, ricevere per transito, commerciare a qualsiasi titolo o comunque detenere per il commercio sostanze stupefacenti o psicotrope […] deve munirsi dell'autorizzazione del Ministero della Sanità", prevedendo un'esplicita esclusione per l'acquisto, la vendita o la cessione di tali sostanze da parte delle farmacie. Disciplinando le modalità di consegna dei farmaci stupefacenti, il citato Testo Unico stabilisce che tale consegna deve essere fatta, tra le altre, a mezzo pacco postale assicurato o mediante agenzia di trasporto o corriere privato, precisando che "ove si tratti di sostanze stupefacenti o psicotrope indicate nelle tabelle I e II , sezione A, di cui all'articolo 14 e il cui quantitativo sia superiore ai cento grammi, il trasporto deve essere effettuato previa comunicazione, a cura del mittente, al più vicino ufficio di Polizia di Stato o comando dei carabinieri o della Guardia di finanza": in riferimento al quesito proposto, tale ultima disposizione normativa si applicherebbe unicamente al trasporto di metadone – indicato in tabella I, sezione A – mentre la buprenorfina è indicata in tabella IV, sezione A e l'alcover (GHB) in tabella IV, sezione B.

Il Testo Unico deroga alle disposizioni precedenti, consentendo la consegna delle sostanze da parte degli operatori sanitari, del personale che opera nei distretti sanitari di base o nei servizi territoriali o negli ospedali pubblici o accreditati delle ASL, nonchè degli infermieri nel caso di assistenza domiciliare di malati che hanno accesso alle cure palliative ed alla terapia del dolore, escludendo espressamente il "trattamento domiciliare degli stati di tossicodipendenza da oppiacei". Stabilisce inoltre che "chiunque consegni o trasporti sostanze stupefacenti o psicotrope non ottemperando alle disposizioni del presente articolo è punito con l'arresto fino ad un anno o con l'ammenda […]".

Infine, si ricorda che il Decreto Ministeriale della Salute dell'11 maggio 2010, recante "Modalità di registrazione con sistemi informatici della movimentazione delle sostanze stupefacenti e psicotrope […]" dispone che ogni movimento del farmaco debba essere registrato – facoltativamente a sistema informatico o a sistema cartaceo – contestualmente alla effettiva movimentazione della sostanza.

Concludendo, ad un primo esame del quesito, sebbene non di pertinenza medico-legale, la modalità di trasporto dei farmaci descritta – oltre a non rientrare nelle competenze infermieristiche – non sembra rispettare i requisiti richiesti dalle norme in materia.

DOMANDA

PARERE

Agli assistiti presi in carico dal servizio di Cure Domiciliari viene attualmente fornito il materiale farmaceutico, previa richiesta di approvvigionamento ad personam redatta dal Medico di Medicina Generale e consegnata al personale Infermieristico del Servizio.

La procedura attuale prevede che l'Infermiere ritiri il suddetto modulo compilato dal MMG, lo sigli per avvenuto ritiro e lo trasmetta tramite fax al Servizio Farmaceutico. Il Farmacista controlla la richiesta e invia i farmaci richiesti al Servizio richiedente, affinché vengano successivamente consegnati al paziente.

Con la nuova procedura informatizzata viene richiesto che l'Infermiere trascriva la terapia prescritta sulla piattaforma informatizzata per effettuare l'invio alla Farmacia ospedaliera.

Quesito

In ragione di eventuali errori di trascrizione e quindi del relativo rischio clinico è legittimo che l'infermiere trascriva il nome dalla richiesta al portale? Di chi sono le responsabilità in caso di errori di trascrizione?

Da un punto di vista prettamente medico-legale, si ritiene di proporre le seguenti considerazioni in risposta al quesito formulato, che richiederebbe comunque approfondimenti di natura giuridica, oltre che professionale trasversale (tipo tavolo di confronto tra Ordine dei Medici e Ordine degli Infermieri).

L'informatizzazione della prescrizione terapeutica è stata introdotta dalla "Raccomandazione per la prevenzione della morte, coma o grave danno derivati da errori in terapia farmacologica" (n. 7/2008), elaborata dal Ministero della Salute, al fine di ridurre – tra gli altri – il rischio di errori di trascrizione dai diversi supporti cartacei o di errori derivanti dalla compilazione a mano (soprattutto nel caso di abbreviazioni, sigle, farmaci con nome simile), nonché per consentire la "tracciabilità" degli orari di prescrizione del farmaco e – al pari della restante documentazione sanitaria informatizzata – l'identificazione dei diversi professionisti sanitari che intervengono nel processo di cura del paziente.

In aggiunta, tale Raccomandazione segnala la necessità di adottare la scheda unica di terapia per ridurre il rischio di errori legati alla prescrizione di farmaci. La Raccomandazione si applica originariamente alla prescrizione farmacologica in ambito ospedaliero ma, in assenza di specifiche direttive per la prescrizione farmacologica in ambito di medicina territoriale, si può ad essa estendere per analogia.

La scheda unica di terapia prevede che il medico compili le informazioni relative alla prescrizione del farmaco mentre l'infermiere inserisca le informazioni relative alla somministrazione.

Difatti, ad oggi, la prescrizione farmacologica rimane un atto di competenza esclusivamente medica, non delegabile (art. 13 del Codice di Deontologia Medica 2014).

La procedura prospettata nel quesito, secondo cui all'infermiere è richiesto di riportare su una piattaforma informatizzata la prescrizione cartacea siglata dal medico suscita alcune perplessità.

In primo luogo, data la "tracciabilità" insita nelle procedure informatizzate, andrebbe approfondito il "livello di accesso" di colui che inserisce la prescrizione: in altre parole, se la Farmacia approvvigiona il farmaco sulla base di una prescrizione che risulta essere stata materialmente inserita da un infermiere (benché trascrittore di una prescrizione medica), ciò configurerebbe a tutti gli effetti una illegittima "prescrizione infermieristica", snaturando – di fatto – il fondamento giuridico-deontologico della prescrizione, che è medica. Tale situazione risulterebbe ancora più critica nel caso in cui la prescrizione cartacea, compilata e firmata dal medico, non venisse conservata. A riguardo, si ricorda che l'art. 28 del Codice Deontologico dei farmacisti, in tema di consegna a domicilio dei medicinali, recita che "la consegna a domicilio dei medicinali soggetti a prescrizione medica può essere effettuata soltanto dopo che in farmacia sia avvenuta la spedizione della ricetta originale".

La "prescrizione infermieristica" potrebbe configurare di per sé ipotesi di responsabilità sia in capo all'infermiere – tra le cui competenze non rientra la prescrizione farmacologica, bensì la garanzia di una corretta applicazione delle prescrizioni diagnostico-terapeutiche (ai sensi del D.M. Salute 739/1994) – sia in capo al farmacista, che deve attenersi alla prescrizione medica.

Di contro, nel caso in cui l'infermiere acceda alla piattaforma informatizzata con le credenziali del medico, si configurerebbero criticità sia in capo al medico che ha ceduto le credenziali, sia in capo all'infermiere che le ha utilizzate.

Una possibile soluzione – sia a fini giuridici che di prevenzione degli errori – potrebbe identificarsi nella previsione di una validazione della prescrizione – inserita dall'infermiere – ad opera del medico, benché ciò "appesantirebbe" il concreto processo di approvvigionamento del farmaco (si prospetterebbe che il medico prescriva il farmaco su supporto cartaceo, l'infermiere ritiri la prescrizione e la inserisca nel sistema informatico, il medico validi quanto inserito dall'infermiere).

A riguardo, si riporta una sentenza del tribunale di merito – benché risalente ad un'epoca in cui l'autonomia dell'infermiere ancora non si era affermata ed in cui non si dava rilevanza alla gestione del rischio clinico – che recita: "se il medico effettua una prescrizione di farmaci e l'infermiera la trascrive per consegnarla al malato, il primo è tenuto a controllare che la seconda non incorra in errore di trascrizione" (Tribunale di Bolzano, sentenza 03/03/1980).

In secondo luogo, la trascrizione della prescrizione cartacea ad opera di un altro soggetto incrementa il rischio di errore, per la cui prevenzione è stata appunto introdotta la procedura informatizzata.

La citata Raccomandazione Ministeriale prevede che in caso di informazioni mancanti o dubbie riguardo alla prescrizione (comprensive, ad esempio, di prescrizione scritta con grafia poco leggibile) l'infermiere chieda chiarimenti al medico; similmente, laddove esistano dubbi sulla corretta interpretazione della prescrizione (ad esempio, riguardo a unità di misura o via di somministrazione), è doveroso contattare il medico. Ne deriva che nel caso in cui si verifichi un danno al paziente, conseguente ad una mancata richiesta di chiarimenti al medico per dubbi (anche di interpretazione grafica) sulla sua prescrizione, si delineerebbero ipotesi di responsabilità in capo all'infermiere (si veda, ad esempio, Cassazione Penale, sez. IV, sentenza n. 32424 del 10/07/2008). L'infermiere, infatti, non può approcciarsi ad una simile attività in veste di mero trascrittore materiale, deprivato da quelle responsabilità che invece connotano inevitabilmente (ed anche fortunatamente) il suo ruolo di Professionista della Sanità.

DOMANDA

PARERE

In riferimento al contratto nazionale degli infermieri, in assenza di limitazioni legate alla salute, esiste un limite al numero di notti che posso lavorare in un mese? Esiste una norma che vieta di effettuare più notti di seguito? Esiste un limite per la durata del turno notturno?

Osservo che la contrattazione collettiva nazionale vigente nel comparto sanità – in particolare l'art. 10 CCNL 20/9/2001 - non detta disposizioni specifiche in merito alle questioni di Suo interesse, ma rinvia alle limitazioni e più in generale alle previsioni dettate dalla legislazione nazionale, in particolare dal d.lgs. 532/1999, recante appunto "disposizioni in materia di lavoro notturno".

La legge citata, applicabile nel settore sia pubblico che privato, definisce anzitutto lavoro notturno "l'attività svolta nel corso di un periodo di almeno sette ore consecutive comprendenti l'intervallo fra la mezzanotte e le cinque del mattino".

 L'art. 4 del d.lgs. 532/1999 (analogamente all'art. 13 d.lgs. 66/2003 sull'orario di lavoro) precisa che l'orario di lavoro dei lavoratori notturni non può superare le otto ore in media nelle ventiquattro ore, pur facendo salva l'individuazione da parte dei contratti collettivi, anche aziendali, di un periodo di riferimento più ampio sul quale calcolare come media il suddetto limite.

La normativa citata non pone peraltro un limite di numero di notti alla settimana o al mese, consecutive o meno.

Il comma 1 dell'art. 7 d.lgs. 532/1999 così prevede: "La contrattazione collettiva stabilisce la riduzione dell'orario di lavoro normale settimanale e mensile nei confronti dei lavoratori notturni e la relativa maggiorazione retributiva". In termini analoghi dispone il comma 2 dell'art. 13 d.lgs. 66/2003: "è affidata alla contrattazione collettiva l'eventuale definizione delle riduzioni dell'orario di lavoro o dei trattamenti economici indennitari nei confronti dei lavoratori notturni".

Si è già evidenziato che la contrattazione collettiva nazionale non prevede specifici limiti sotto il profilo di interesse. Occorre peraltro verificare se particolari limitazioni sono introdotte dalla contrattazione integrativa aziendale.

Si segnala inoltre, per quanto riguarda il "riposo giornaliero", che "nel caso di lavoro articolato in turni continuativi sulle 24 ore, devono essere previsti adeguati periodi di riposo tra i turni per consentire il recupero psico-fisico. La durata della prestazione non deve essere superiore alle dodici ore continuative a qualsiasi titolo prestate. Il riposo consecutivo giornaliero, per il personale che opera nei servizi organizzati sulle 24 ore, è fissato di norma nella misura prevista dall'art. 7 del d.lgs. n. 66 del 2003 (11 ore)".

DOMANDA PARERE

 

 

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OPI TORINO APRE LE PORTE AI CITTADINI

 

Ordine delle Professioni Infermieristiche di Torino

La sede dell'Ordine delle professioni infermieristiche di Torino apre le porte ai cittadini. Opi ha, infatti, stretto una partnership  con AISF, Associazione Italiana Sindrome Fibromialgica, per la concessione a titolo gratuito di una sala che sarà utilizzata per alcuni mesi per la realizzazione di un progetto di AISF. L'associazione è nata con l'obiettivo di rendere possibile un adeguato approccio diagnostico, terapeutico e assistenziale alle persone affette dalla Sindrome Fibromialgica. E nello stesso tempo offrire loro informazioni e sostegno  per gestire la malattia e migliorare le condizioni di vita di chi ne è affetto.

I volontari e i referenti dell'associazione da sempre sono impegnati nel supportare i malati nel percorso di ricerca di un  centro di riferimento e nell'affrontare il complesso iter diagnostico e terapeutico, nel rapporto spesso difficile con la famiglia, l'ambiente di vita e lavoro. Tra le attività che la sezione di Torino sta portando avanti c'è un gruppo di sostegno, condotto da una psicologa, rivolto ad un gruppo di malati.

Di fatto da fine febbraio e per diverse settimane l'Ordine delle professioni infermieristiche metterà a disposizione i propri locali di via Stellone 5, a Torino. E aprirà le porte ai cittadini per permettere loro di raggiungere una sede comoda ai servizi ma soprattutto diversa dagli ambienti sanitari che sottolineano lo status di "paziente". Una decisione nata per venire incontro alle necessità dei malati e dalla volontà delle professioni infermieristiche di prendersi cura delle persone anche al di fuori dell'ambito ospedaliero.

Allegati:

Albo iscritti

 

Archivio newsletters 2014

 

testo in allestimento....

Archivio newsletters (2011-2013)

 

testo in allestimento....

LEGGE 11.01.2018 N. 3 _ COSIDDETTA LEGGE LORENZIN

O.P.I. – Ordine delle Professioni Infermieristiche: è il primo effetto immediato dell’entrata in vigore della legge 3/2018 (cosiddetta Legge “Lorenzin”).

 

Si cancella anche l’uso del nome “Infermieri Professionali” e “Vigilatrici di Infanzia”: gli Infermieri Professionali sono Infermieri e le Vigilatrici di Infanzia sono gli Infermieri Pediatrici....

La prima differenza sostanziale è essere da oggi non più Enti Ausiliari, ma sussidiari dello Stato. 

Nel primo caso gli Ordini non svolgono una funziona amministrativa attiva, ma solo una funzione di iniziativa e di controllo. Nel secondo caso, quello della nuova Legge, in base al principio di sussidiarietà, possono svolgere compiti amministrativi in luogo e per conto dello Stato. 

In questa veste ad esempio la legge stabilisce che vigilino sugli Iscritti agli Albi – e l’iscrizione è obbligatoria a qualunque titolo la professione sia svolta - in qualsiasi forma giuridica svolgano la loro attività professionale, compresa quella societaria, irrogando direttamente sanzioni disciplinari secondo la volontarietà della condotta, la gravità e nel caso il fatto di aver ripetuto l’illecito. 

Cambia il codice penale: aumentano pesantemente le sanzioni per gli abusivi a tutela della professione e dei cittadini e per la responsabilità professionale si confermano le norme della legge Gelli (legge 24/2017)

Legge n. 3/2018

 

 

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