Riassunto
Le dichiarazioni rilasciate dal presidente dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Torino e del Coordinamento regionale degli OPI piemontesi, Ivan Bufalo, nell’intervista pubblicata ieri da NurseTimes, riaccendono il dibattito sul tema dell’esercizio in deroga delle professioni sanitarie e sulle garanzie necessarie per tutelare la sicurezza delle cure e la qualità dell’assistenza. Nel corso dell’intervista, Bufalo ha ribadito la posizione sostenuta da tempo dagli Ordini delle Professioni Infermieristiche piemontesi sul tema del reclutamento dei professionisti sanitari provenienti dall’estero.
Le dichiarazioni rilasciate dal presidente dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Torino e del Coordinamento regionale degli OPI piemontesi, Ivan Bufalo, nell’intervista pubblicata ieri da NurseTimes, riaccendono il dibattito sul tema dell’esercizio in deroga delle professioni sanitarie e sulle garanzie necessarie per tutelare la sicurezza delle cure e la qualità dell’assistenza. Nel corso dell’intervista, Bufalo ha ribadito la posizione sostenuta da tempo dagli Ordini delle Professioni Infermieristiche piemontesi sul tema del reclutamento dei professionisti sanitari provenienti dall’estero.
«La nostra posizione è nota da tempo e non è mai cambiata – dichiara Bufalo –. Non siamo contrari all’arrivo di infermieri e professionisti sanitari provenienti dall’estero. Il loro contributo può rappresentare una risorsa importante per il nostro sistema sanitario. Chiediamo però che vengano rispettate le stesse regole che lo Stato ha previsto per tutti i professionisti che operano a tutela della salute dei cittadini».
Secondo gli OPI piemontesi, il problema principale dell’attuale sistema riguarda l’assenza di verifiche preventive obbligatorie sulle competenze linguistiche e sull’avvio della procedura di riconoscimento ministeriale del titolo professionale.
«La conoscenza della lingua italiana non è una formalità burocratica – prosegue Bufalo –. È uno strumento essenziale di sicurezza clinica. Significa comprendere correttamente i bisogni del paziente, gestire situazioni di emergenza, interpretare prescrizioni, comunicare con i colleghi e documentare correttamente l’attività assistenziale. Non verificare preventivamente queste competenze significa aumentare il rischio clinico e compromettere la qualità dell’assistenza».
Per questa ragione il Coordinamento degli OPI piemontesi ha promosso negli ultimi mesi un percorso di confronto che ha coinvolto numerosi Ordini delle professioni sanitarie piemontesi e ha portato alla formulazione di proposte condivise rivolte alla Regione Piemonte.
La richiesta avanzata è chiara: nei contesti caratterizzati da una documentata carenza di personale sanitario, l’esercizio in deroga potrebbe essere ammesso esclusivamente come misura temporanea tra il superamento dell’esame di accertamento della lingua italiana presso l’Ordine competente e la conclusione dell’istruttoria ministeriale per il riconoscimento del titolo professionale.
«Riteniamo che questa rappresenti già una posizione di equilibrio e di mediazione – sottolinea Bufalo –. La deroga non dovrebbe sostituire le verifiche previste dall’ordinamento, ma semmai consentire di superare i tempi amministrativi necessari al completamento delle procedure ministeriali. Del resto non stiamo proponendo nulla di rivoluzionario. La Toscana è riuscita a introdurre verifiche linguistiche preventive già oltre quattro anni fa, nel pieno dell’emergenza sanitaria. Oggi, a distanza di anni e in una situazione certamente più stabile, riteniamo legittimo chiedere perché il Piemonte non possa adottare strumenti analoghi. Se è stato possibile farlo allora, non vediamo ragioni per cui non debba essere possibile farlo oggi».
Nel corso dell’intervista, il presidente degli OPI piemontesi ha inoltre richiamato l’attenzione sulla necessità di garantire la massima trasparenza nei processi di reclutamento internazionale del personale sanitario. «Negli ultimi anni si è sviluppato un mercato internazionale del reclutamento che muove interessi economici rilevanti. Per questo è necessario assicurare controlli, trasparenza e adeguate tutele per i professionisti che arrivano nel nostro Paese. Nessuno deve essere lasciato in condizioni di fragilità o esposto a possibili fenomeni di sfruttamento».
Per gli OPI del Piemonte la soluzione strutturale alla carenza infermieristica non può essere affidata esclusivamente a strumenti derogatori.
«L’Italia deve tornare a investire sull’attrattività della professione infermieristica attraverso salari adeguati, migliori condizioni di lavoro, percorsi di crescita professionale e valorizzazione delle competenze. Le scorciatoie normative non possono sostituire una vera politica di rilancio della professione».
Il presidente del Coordinamento regionale degli OPI piemontesi rivolge quindi un appello al Governo, al Parlamento e alla Regione Piemonte affinché venga costruito un sistema che tenga insieme apertura internazionale, tutela dei professionisti e sicurezza delle cure.
«Sappiamo che il tema è complesso e che la carenza di personale sanitario impone scelte difficili. Proprio per questo servono regole chiare. Il Coordinamento degli OPI piemontesi ha avanzato una proposta equilibrata, praticabile e già fortemente orientata alla mediazione. Ora spetta alle istituzioni decidere se la priorità debba essere la semplificazione amministrativa oppure la sicurezza dei cittadini. Noi non abbiamo dubbi su quale debba essere la risposta», conclude il presidente dell’OPI Torino e del Coordinamento regionale degli OPI piemontesi Ivan Bufalo.