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Infermiere Direttore Generale: rivoluzione? No, evoluzione

Fa ancora notizia l’ipotesi che un infermiere possa guidare un’Azienda Sanitaria. Come se fosse qualcosa di eccezionale, fuori schema, quasi “eretico”.
Ma attenzione, non lo è.

Questa sorpresa collettiva è il sintomo di un retaggio culturale superato, corporativo e poco rispettoso di una professione che oggi rappresenta l’ossatura portante del Servizio Sanitario Nazionale.

Se la direzione generale può essere affidata – a parità di requisiti – a medici, farmacisti, avvocati o ingegneri, allora può (e deve) esserlo anche a un infermiere. Punto.

Pensare a un Infermiere Direttore Generale non significa forzare il sistema, ma riconoscere una traiettoria naturale di crescita professionale.
La competenza manageriale infermieristica nasce all’università, si allena ogni giorno nella gestione dei processi assistenziali, si consolida nel middle management e matura nella dirigenza.

In ogni azienda sanitaria gli infermieri sono la principale leva organizzativa. Il vero collo di bottiglia, oggi, è l’accesso ai ruoli apicali richiesti per arrivare alla direzione generale. Un difetto di sistema, non di competenze.

La buona notizia? Il cambiamento è già sul tavolo: dipartimenti assistenziali delle professioni sanitarie e direzioni sociosanitarie sono passaggi chiave e non più rinviabili.
Scelte strategiche che migliorano l’efficacia delle risposte ai cittadini e proiettano il SSR piemontese verso i modelli più avanzati, in Italia e in Europa.

Il futuro della sanità si costruisce riconoscendo il valore reale delle competenze.
E gli infermieri, quel futuro, lo stanno già gestendo ogni giorno.